Il Rosso Piceno si coltiva in una vastissima area, la più vasta delle Marche, in gran parte della fascia collinare della regione, escluse le zone DOC del Rosso Conero e della Lacrima di Morro d’Alba.
Già il poeta latino Polibio lo cita, raccontando delle imprese di Annibale che lo usò per dare forza ai suoi cavalli frizionandoli con del Rosso Piceno molto invecchiato.
Anche Plinio il Vecchio lo ricorda scrivendo dei vitigni del Picenum, anche se ne dà una collocazione sbagliata, al di là delle Alpi. Il vino Picenum prende nome dalla civiltà del popolo piceno che occupava i territori delle Marche prima della dominazione romana, nel periodo della Roma Imperiale.
Il Rosso Piceno ama l’alta collina e la sua coltivazione si estende fino alle pendici dei Monti Sibillini, fino ad una quota di 700 metri s.l.m. Con la denominazione “Superiore” si intende un “cru” prodotto in una ristrettissima zona dell’ascolano invecchiato in botti di rovere per un anno.
Anche questo vitigno non ama terreni umidi e gradisce una buona esposizione al sole.
Le caratteristiche che lo rendono unico sono il suo colore rubino moderatamente carico, tendente al granato con l’invecchiamento, il suo profumo gradevole, vinoso, leggermente etereo, il suo sapore asciutto, sapido, armonico.
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